Meditazione: Quando non possiamo vedere

Meditazione: Quando non possiamo vedere

Quando non possiamo vedere

Ubbidire senza piani di emergenza

A volte daremmo tutto per sapere che svolta stanno per prendere gli eventi. Per quietare le nostre paure, vorremmo avere un buco di serratura per sbirciare e intravedere quello che sta davanti.
Una brama di certezza è particolarmente forte quando ci troviamo di fronte a un’importante decisione. Dalla relativa sicurezza di una famiglia o dell’orbita ecclesiastica, i giovani guardano fuori, a un mondo dove “una nazione osserva un’altra in cagnesco”, e dove “il travaglio delle ore torce i sistemi della terra avanti e indietro”. Con forse qualcosa di più di un brivido, realizzano che se la vita deve valere qualcosa per Dio, si devono prendere le decisioni giuste. Quali sono le decisioni giuste?
Nella ricerca di risposte è del tutto possibile che le considerazioni pratiche oscurino le realtà spirituali. Un comando dato nel primo secolo: “Andate e fate discepoli di tutte le nazioni”, può sembrare fuori tempo e irreale nel mondo del ventesimo secolo, specialmente quando quel mondo sembra avere più cortine chiuse che porte aperte. Le nazioni ferocemente gelose dei loro diritti sovrani, per esempio, spesso esercitano i loro diritti per limitare la presenza di operai cristiani dentro i loro confini. Molti missionari potenziali, ravvisando in tali limitazioni la fine delle opportunità, delineano un piano, il piano sicuro di starsene a casa. Eppure è proprio nell’arena delle nazioni che lo scopo di Gesù Cristo deve essere raggiunto. La Bibbia, invece di dare risposte e assicurazioni per aiutare a chiarire le nostre delusioni, rimane stranamente silenziosa; ma non senza una buona ragione. Tutto quello che la Bibbia dice o non dice è designato apposta per insegnare a una razza di umani calcolatori, influenzati fortemente da ragione ed emozioni, che l’adempimento dello scopo della volontà divina si ottiene solo attraverso le verità della fede e dell’ubbidienza. Nel prendere decisioni dobbiamo dare la precedenza ai fattori spirituali su quelli naturali.

Quando Dio provò Abrahamo chiedendogli di sacrificare Isacco, non diede spiegazioni per soddisfare gli interrogativi che devono aver torturato la mente di Abrahamo, né gli fu fatta alcuna concessione per alleggerire il conflitto emotivo che certamente lo stava straziando. I comandi di Dio hanno il loro fondamento nelle realtà che hanno le qualità spirituali eterne di Dio stesso. Sono perciò adempiute solo da reazioni spirituali. Prima di tutto hanno a che fare con la fede e l’ubbidienza, non con la ragione e le risorse umane. Questo è, senza dubbio, il motivo per cui le Scritture passano sopra ai sentimenti di Abrahamo e menzionano solo la sua ubbidienza.
Quando Dio disse a Israele di andare a possedere la terra, non si sedette prima per vedere se Israele aveva o meno la capacità di vincere le difese o i giganti. Ancora, quando Gesù Cristo comandò ai Suoi discepoli di cibare la folla affamata, il Suo ordine non si basava sulla stima delle risorse materiali disponibili. Li stava mettendo a confronto con un momento di decisione che li avrebbe diretti lontano dalle reazioni naturali umane per portarli alle Sue richieste spirituali di fede e ubbidienza. Loro invece, non risposero con l’ubbidienza, ma cercarono di calarLo al loro livello di sapienza pratica.

In ogni caso, prima Israele e poi i discepoli, esitarono nella loro sapienza tremolante, quando si trattò di ubbidire. Israele protestò: “Le città hanno mura alte fino al cielo, noi ci vedevamo come locuste”. I discepoli si lamentarono: “Abbiamo solo cinque pani e due pesci”. Entrambi questi gruppi ritennero lo scopo della volontà di Dio un azzardo impossibile e si fermarono, confusi. Fallirono nell’adempimento dello scopo perché avevano attitudini non spirituali nell’affrontare il processo da usare per ottenere ciò che dovevano ottenere. Fallirono nell’abilità di reagire in modo spirituale. E’ vero che il comando di Dio è relativo primariamente al Suo scopo, ma è anche vero che non vuole ignorare il processo mediante il quale lo scopo è ottenuto. Il principio che garantisce che il processo raggiungerà lo scopo è affermato nelle parole: “Egli sapeva quel che stava per fare” (Giov. 6:6). E’ la decisione che si basa e reagisce al fatto eterno della sufficienza di Dio, per completare l’opera che Lui cerca di iniziare. Fermarsi e cavillare sul processo da usare per ottenere lo scopo, quando il Signore ha dato un ordine specifico, non è salute mentale o umiltà, è aperta ribellione.

Hudson Taylor percepì questo quando affrontò le province interne della Cina tutte da evangelizzare, nel 1864. La chiesa stava soffrendo di un attacco acuto di “porte chiuse”, diceva: “Dobbiamo aspettare finché la provvidenza di Dio apra le porte, ora non possiamo fare nulla”. Hudson Taylor dichiarò: “Quando il Signor Gesù dà un ordine specifico, ci è lecito chiedere se può essere adempiuto o no?”. Lui capiva che i comandi di Dio provengono da una base di conoscenza completa e di potenza perfetta, e non da un azzardo calcolato sulle possibilità di successo. Poiché i comandi di Dio non sono mai speculativi o sperimentali, non deve formulare piani di emergenza o coprire il fallimento. Dio non comanda mai l’impossibile, non richiederà mai una decisione che avrà a che fare con un azzardo. Perciò quel che deve guidare la nostra vita non è un’occhiata attraverso il buco della serratura o una lista di spiegazioni che soddisfino la nostra mente, abbiamo invece bisogno della volontà di ubbidire contro il nostro migliore giudizio, e contro le nostre più forti inibizioni emotive.
Coloro che si firmano prima dell’adempimento della volontà di Dio perché incapaci di avere reazioni spirituali, dovrebbero imparare e pregare così: “Signore, scioglimi dalla paura delle cose visibili”. A quelli che ubbidiranno senza calcolare il costo, l’incontro prezioso tra l’ubbidienza umana e l’onnipotenza divina porta con sé questa garanzia: “Tutto è possibile a Dio”. Per il mio momento di decisione lasciatemi dire con Madame Guyon:
La Tua meravigliosa, grandiosa volontà, mio Dio,
con trionfo ora la faccio mia;
la fede griderà un gioioso “si!”
a ogni Tuo caro comando.

R. Arthur Mathews

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